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Fuori dal Campo

Alle radici del mio percorso professionale da cronista sportivo

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Quante volte siete tornati alle radici di una vostra esperienza di vita risvegliando vecchi ricordi cari? Mi è successo l’altra sera guardando su Facebook la foto di un campo sportivo cui sono molto legato, perché lì ho fatto le mie primissime esperienze da cronista inviato per una partita di calcio.

A dire il vero – come potete vedere dalla foto – il campo sportivo di Agira non c’è più, perché è appena cominciata la ristrutturazione. Hanno abbattuto la vecchia tribunetta scoperta che mi consentì a metà degli anni Duemila di raccontare (tra i tifosi, altro che tribuna stampa!) alcune sfide avvincenti.

Ricordo ancora l’emozione della prima partenza da casa per una gara fuori dal mio contesto cittadino, l’adrenalina di quel diciottenne lungo la strada di provincia e i primi passi in un contesto completamente nuovo. Di quella squadra, tra l’altro, ricordo un gruppo giovane, abbastanza omogeneo e fortemente unito.

Al ”Valenti” ci sarà presto l’erba sintetica e una nuova tribuna per gli appassionati, per me sarà un gran piacere tornarci appena pronto. E voi, in quale campo sportivo avete mosso i primi passi? E in che veste? Fatemi sapere!

Fuori dal Campo

Allianz Stadium, Juventus Dinamo Kiev: stasera qui

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Al vuoto ci siamo ormai abituati. Questo però, almeno per me, non significa mettere da parte le emozioni, le sensazioni e le visioni. Anzi. (altro…)

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Fuori dal Campo

Sara Gama vice presidente dell’associazione calciatori: è storia!

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“La storia siamo noi, nessuno si senta offeso”. Perché se Sara Gama oggi è la neo vice presidente dell’AssoCalciatori è perché qualcuno in tempi non sospetti ha creduto fortemente nel calcio femminile, anche quando in pochi gli davano valore e in molti si riempivano la bocca, talvolta parlando a sproposito. Ora è il capitano della Nazionale azzurra, oltre che della Juventus Women, a rappresentare le calciatrici italiane che chiedono solo di aver riconosciuto il loro lavoro, di avere le tutele necessarie sui loro sacrifici quotidiani.

La speranza è che adesso venga messa nelle condizioni di dare forma alla Politica del fare, in un mondo del Calcio che tiene ancora troppo spesso a differenziare (purtroppo) tra uomini e donne. Personalmente, da profano del calcio femminile, ho piena fiducia in questa ragazza e sono certo che si farà ascoltare. “La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso”. Congratulazioni e in bocca al lupo, Sara, buon lavoro!

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Fuori dal Campo

Selfie con la salma di Maradona: quando il morto è più importante del funerale

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Ho letto recentemente in un post sui social che “viviamo in una società in cui il funerale è più importante del morto”. E non ho saputo trovare via d’uscita per smentirlo. Nell’era dell’apparenza, in cui l’immagine spesso supera la sostanza, neanche la morte sfugge a questa logica triste.

Diego Armando Maradona però è riuscito a capovolgere anche questo concetto.

Significativo il gesto sciocco e, ancora più triste della morte del dio del calcio che ha lasciato orfano il suo mondo e che sarà ricordato come il migliore di tutti i tempi, al netto di quelle parti oscure che hanno reso la sua vita meno stimabile. El Pibe de oro è stato unico e la sua esistenza – nello Sport – rappresenterà un prima e un dopo.

Il gesto sciocco lo hanno compiuto i tre dipendenti dell’agenzia di pompe funebri che hanno scattato un selfie accanto al feretro di Maradona appena conclusa la sistemazione della salma. Il desiderio di avere una foto con El Pibe de oro li ha fatti scivolare in un grave errore di professionalità, spingendoli al centro di una scena macabro.

Sono stati licenziati. E hanno anche chiesto scusa. “Lo stavamo preparando prima di prenderlo e mio figlio, come ogni bambino, ha alzato il pollice e hanno scattato la foto – ha raccontato uno di loro -. Chiedo a tutti rispetto e perdono. Ho ricevuto tante minacce, mi hanno detto che mi uccideranno e che distruggeranno il mio furgone. La foto non proviene dal mio telefono, è stata presa da un altro cellulare. Questa è la cosa peggiore”.

La testimonianza inasprisce ulteriormente la brutta vicenda. Qualcuno ha evidentemente voluto scattare la foto di Maradona da morto al fine della pubblicazione, consapevole che quella immagine avrebbe fatto velocemente il giro del mondo. Considerando forse giustificabile un tale gesto meschino di fronte alla grandezza del personaggio, al di sopra di tutto e tutti per avere scritto la letteratura del calcio con un pallone ai piedi. Quel qualcuno, scattando le foto e rendendole pubbliche, ha fatto quanto di peggio si potesse fare.

Ma anche da morto, Diego Armando Maradona ha fatto la differenza.

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